CNA Imperia chiede al Governo interventi sostanziali, tempestivi e accessibili per sostenere micro e piccole imprese alle prese con il caro energia. La richiesta arriva dopo l’ultimo aggiornamento dell’analisi nazionale dell’associazione, riferita al 30 settembre, secondo cui famiglie e aziende italiane hanno sostenuto dall’inizio del conflitto in Iran costi aggiuntivi per circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio.
Secondo le stime CNA, nel solo mese di settembre l’aggravio è stato compreso tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro. Quasi la metà del conto complessivo deriva dai carburanti, con maggiori spese tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro per benzina e gasolio. L’elettricità pesa per altri 5,8-6 miliardi, mentre il gas utilizzato direttamente da famiglie e imprese incide per 3-3,3 miliardi.
Il peso dei rincari sulle attività
Nel mese di settembre il prezzo medio settimanale della benzina ha raggiunto 2,141 euro al litro il 21 settembre, mentre il gasolio è arrivato a 2,351 euro il 28 settembre. Il PUN Index GME medio, ancora provvisorio, si è attestato intorno ai 208 euro per megawattora, quasi l’82% in più rispetto a febbraio. Per CNA, l’aumento dei costi rischia di spingere le imprese a utilizzare le proprie risorse per coprire le spese correnti, rinunciando agli investimenti e mettendo sotto pressione la continuità delle attività.
La situazione assume un rilievo particolare nella provincia di Imperia, caratterizzata dalla presenza diffusa di microimprese, attività artigiane e piccole aziende. Autotrasportatori, taxi e NCC, installatori e manutentori, laboratori alimentari, panifici, ristoranti e strutture ricettive devono sostenere contemporaneamente bollette più alte e maggiori costi per gli spostamenti. Forni, frigoriferi, cucine e impianti incidono sui consumi, mentre consegne, assistenza e interventi nei comuni dell’entroterra aumentano la spesa per i carburanti.
Il segretario territoriale di CNA Imperia, Luciano Vazzano, sottolinea che energia e carburanti rappresentano costi indispensabili, difficili da comprimere e non sempre trasferibili sui prezzi, anche a causa della ridotta capacità di spesa delle famiglie. Secondo l’associazione, le conseguenze si traducono in margini più contenuti, maggiore difficoltà nella programmazione e minori risorse per gli investimenti, con possibili ricadute sull’occupazione. Il doppio effetto riguarda anche commercio e turismo, colpiti dall’aumento dei costi di gestione e dalla contrazione della domanda.
Le richieste al Governo
CNA Imperia sostiene la necessità di una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e di misure di sostegno semplici da ottenere, calibrate sulle dimensioni delle imprese. L’associazione considera utile il contenimento dei prezzi dei carburanti, ma chiede interventi altrettanto incisivi sulle bollette di elettricità e gas. Tra le ipotesi indicate c’è anche l’utilizzo del maggiore gettito fiscale generato dai rincari per ridurre il costo dell’energia.
Secondo lo scenario elaborato da CNA, se i prezzi calmierati dei carburanti venissero prorogati fino alla fine dell’anno e le quotazioni di elettricità e gas restassero sui livelli medi di settembre, il conto aggiuntivo nazionale potrebbe arrivare a circa 33 miliardi di euro entro la fine del 2026. Si tratta di una proiezione condizionata dall’andamento dei mercati, non di una previsione certa. Per l’associazione, tuttavia, il dato conferma la necessità di intervenire rapidamente per evitare ulteriori difficoltà durante la stagione fredda e salvaguardare la continuità delle attività economiche e dei servizi sul territorio.